Al lavoro con il velo islamico? Si può, anzi no

La Corte europea di giustizia ha definito come «illegittimo» il licenziamento di Asma Bougnaoui. Eppure a maggio 2016 un'altra sentenza era stata di altro parere. Ora l'organo di giustizia è chiamato in causa per porre la parola fine.

donne musulmaneFinalmente dopo sette anni dal suo, ingiusto, licenziamento Asma Bougnaoui ha ottenuto giustizia. La donna musulmana era stata messa alla porta dalla società francese Micropole nel 2009 perchè il velo islamico che indossava metteva in imbarazzo i clienti. A suo favore, anche se in ritardo, si è espressa l’avvocato generale della Corte Europea di giustizia, Eleanor Sharpston, che ha definito il licenziamento «una discriminazione diretta illegittima».

IL VELO NON IMPEDISCE DI LAVORARE 
L’azienda aveva giustificato il gesto affermando che «il suo rifiuto di togliere il velo rendeva impossibile lo svolgimento delle sue mansioni di rappresentanza dell’impresa». La donna ha subito presentato ricorso. Infatti l’hijab, il velo islamico che copre i capelli e il collo della donna, è ammesso nell’Unione Europea a differenza del burqa e del niqab che lasciano intravedere solo gli occhi. La Corte di cassazione francese, a cui l’ex dipendente ha presentato il ricorso, ha chiesto alla Corte di giustizia se il non indossare il velo sul posto di lavoro può essere considerato un «requisito essenziale e determinante per un corretto svolgimento dell’attività lavorativa». E la risposta dell’avvocato non lascia dubbi: «Nulla suggerisce che la signora Bougnaoui non fosse in grado di eseguire i suoi compiti di ingegnere progettista per via del velo islamico». Il licenziamento quindi costituisce una discriminazione nei confronti di Asma e della sua religione basato solo su convinzioni personali e che non trova l’appoggio di nessuna normativa oggi in vigore. Il provvedimento sarebbe risultato legittimo solo nel caso in cui risponda a una regola aziendale di neutralità religiosa e ideologica come ha stabilito a giugno 2016 un altro giudice della Corte europea di giustizia.

SENTENZA CONTROVERSA
Eppure a inizio maggio 2016 un altro giudice era stato di parere opposto. Julian Kokott aveva infatti parlato di licenziamento legittimo se il divieto rispondeva a una regola aziendale di neutralità religiosa e ideologica. Una sentenza, insomma, che contraddice l’altra. L’alta Corte è quindi chiamata a dirimere la questione, evidentemente molto delicata e dibattuta. E se da una parte i due avvocati si sono espressi su cause differenti, il nocciolo rimane sempre lo stesso. L’hijab a lavoro è permesso oppure no? Ai giudici l’ardua sentenza per porre la parola fine e regolare l’annosa questione.

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Publicato in: Fatti Argomenti: , , , Data: 13-07-2016 01:46 PM


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