Ago e filo per il futuro

di Dominella Trunfio
Intervista a Consuelo Nava, ideatrice di ReActioncity woman. Un progetto grazie al quale 20 donne dal passato difficile hanno aperto una sartoria sociale.

IMG_20160219_155404Tra di loro c’è una donna arrivata a Reggio Calabria su un gommone, salvata dal mare e restituita alla vita. C’è una vittima di violenza fisica e psicologica tra le mura domestiche, c’è una ragazza con un figlio disabile e tante altre che, da un giorno all’altro, si sono ritrovate da sole a crescere i propri bambini piccoli. C’è chi viene dal centro di prima accoglienza e chi invece è nata e cresciuta in Calabria. Che cos’hanno in comune tutte queste donne? Il coraggio di ripartire unite e di riscattare il loro futuro attraverso ago e filo. Sono Sole Insieme, un nome emblematico che racchiude i loro percorsi di vita. Qui non esistono le differenze sociali e di razza, esiste solo la voglia di lavorare gomito a gomito nella neonata sartoria sociale che porta il nome della loro cooperativa creata nel 2014.

LA COOPERATIVA SOLE INSIEME
«Le protagoniste sono proprio loro ragazze madri, donne separate e divorziate, donne sole e con figli a carico che, grazie a questo laboratorio, nato su un bene confiscato al re dei videopoker Gioacchino Campolo e ristrutturato grazie ai detenuti della Casa circondariale reggina, stanno mettendo in atto il loro percorso di riscatto sociale», spiega Daniela De Blasio, consigliera di Parità della Provincia di Reggio Calabria. «In un momento storico così disastroso, un ente pubblico è riuscita a creare un’impresa sociale che assicura 20 posti di lavoro proprio alle donne che spesso rappresentano la fascia debole della nostra società. Quasi un miracolo. Avvenuto con soli 21mila euro», aggiunge.

IMG_20160219_155831LA SARTORIA SOCIALE
Le macchine da cucire sono all’opera. Maria (i nomi sono tutti di fantasia) spiega a Vanessa come fare l’orlo ai pantaloni. Daniela, concentrata e paziente, cuce delle mantelle rosse per una festa di compleanno. La saracinesca è alzata, il sole penetra dalla vetrina donando una luce intensa a tutto l’ambiente. «Abbiamo appena finito di realizzare delle borse con materiali riciclati commissionate da un noto imprenditore del caffè, scusa il disordine che vedi dappertutto», dicono le neosarte. Sugli scaffali, fili colorati, scampoli di stoffa, qualche pianta fiorita. Appesa al manichino, una mantella in lana. Di sottofondo, la radio e il rumore degli strumenti in azione. «In poco tempo la città ha risposto benissimo. La sartoria è aperta tutti i giorni, stiamo costruendo il nostro sogno: raggiungere l’indipendenza economica e crescere i nostri figli in maniera normale. Grazie al piccolo cortile creato nel laboratorio, possiamo portarli qui e farli socializzare mentre noi siamo a lavoro», dice Sara.

LA RETE DI PARTENARIATO
Tassello dopo tassello, il puzzle si è composto grazie a una rete di partner riuniti sotto la sigla di un protocollo d’intesa. Allo stesso tavolo si sono seduti, infatti, oltre che l’amministrazione provinciale e la cooperativa, anche la Casa circondariale, il Tribunale di Reggio Calabria, la Confcommercio, l’Associazione Industriali, l’associazione Agape, il Comune di Reggio Calabria nonché diverse imprese private. La sartoria, fisicamente, ha preso vita grazie a un team di giovani professionisti di Pensando meridiano, il cui nome è legato a ReActioncity, un progetto di rigenerazione urbana e inclusione sociale che tra le sue fasi ne ha una dedicata alle donne (ReActioncity Woman). Ideatrice e responsabile scientifica è l’architetto Consuelo Nava, che abbiamo incontrato proprio mentre le giovani sarte erano al lavoro.

IMG_20160219_160100DOMANDA: L’opera è finita, il bilancio è positivo. Ma all’inizio non è stato semplice…
RISPOSTA: Quando ci hanno affidato i lavori, questo immobile era solo un bene sequestrato. Dal Tribunale ci avevano detto che ci sarebbe voluto un miracolo. Ci siamo trovati davanti muri abusivi e impianti non a norma. La prima cosa che abbiamo fatto è stata quella di rimettere nella legalità l’immobile, con un budget minimo.
D: Qual è stato l’elemento che vi ha permesso di farcela?
R: La fitta rete di partenariato: c’è chi ha messo le risorse economiche, chi le competenze, chi i materiali, chi ha fatto da anello di congiunzione affinché altri soggetti potessero darci una mano.
D: Come i detenuti della Casa circondariale di Reggio Calabria.
R: Esattamente. Per quattro mesi i giovani professionisti di Pensando meridiano hanno lavorato fianco a fianco con i detenuti mettendoci impegno e competenze. Per loro è stata un’attività di riscatto sociale, per noi un aiuto concreto alla realizzazione della sartoria.
IMG_20160219_155449D: Che cosa distingue questo progetto di innovazione da uno di volontariato?
R: La differenza sta nel fatto che si esce da una logica di assistenzialismo e si mettono in campo le capacità. Il partenariato qui è composto da soggetti sensibili ai temi della legalità e nello stesso tempo forti di un bagaglio specifico. Ognuno ha fatto la propria parte.
D: Un’altra idea vincente è stato il cosiddetto cantiere evento…
R: In generale, con il progetto ReActioncity abbiamo proiettato sulla città delle visioni: ovvero, abbiamo cercato di sensibilizzare e coinvolgere la cittadinanza in una dimensione collettiva differente. Stessa cosa è stata fatta in questo immobile. Durante i quattro mesi di lavori effettivi, abbiamo organizzato delle giornate in cui abbiamo aperto il bene alla cittadinanza. Nel cantiere evento raccontavamo come procedevano i lavori. Tutti si sentivano parte di un insieme.
D: Adesso la saracinesca è aperta e il bene confiscato è tornato alla città. Il futuro?
R: La palla adesso passa a queste donne coraggiose che ci hanno messo la faccia, che ogni giorno aprono il laboratorio e stanno qui in pieno centro. Cosa per niente facile nel profondo Sud Italia. Da parte nostra, abbiamo dato un senso di normalità a delle cose che potevano sembrare eccezionali. Il futuro lo stanno costruendo loro, giorno dopo giorno.

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Publicato in: Protagoniste Argomenti: , , Data: 23-02-2016 05:06 PM


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