Pensioni, stangata per le donne

Nel 2016 arrivano nuove norme sull’età di accesso alla pensione (le lavoratrici classe '53 le più penalizzate) e sull’importo dell’assegno calcolato con il metodo contributivo.

Inps-pensioniNel 2016 arriva una stangata sull’età di accesso alla pensione e sull’importo dell’assegno calcolato con il metodo contributivo: la legge di stabilità non è intervenuta per modificare la riforma previdenziale del 2011 e quindi con il nuovo anno scatta sia il gradino previsto dalla legge Fornero per la pensione di vecchiaia delle donne, sia l’aumento di quattro mesi per tutti legato alla speranza di vita (se gli uomini e le donne hanno un’età media più lunga, aumentano anche le soglie in cui si raggiunge la pensione), sia la revisione dei coefficienti di trasformazione del montante contributivo.

DONNE CLASSE ’53 LE PIÙ PENALIZZATE
Per le donne dipendenti del settore privato l’età di uscita per vecchiaia passa dai 63 anni e 9 mesi del 2015 a 65 anni e 7 mesi (compreso l’innalzamento di 4 mesi dell’aspettativa di vita) mentre le autonome hanno diritto a prendere l’assegno solo dopo aver compiuto 66 anni e un mese. La classe di età più penalizzata è quella delle donne nate nel 1953 che sono costrette a rincorrere la pensione fino al 2020: compiendo 65 e sette mesi nel 2018, sono destinate a fare i conti con lo ‘scatto’, quell’anno, di un altro scalino e, nel 2019, con un nuovo aumento della speranza di vita. Per quanto riguarda le dipendenti pubbliche, la pensione di vecchiaia è allineata a quella degli uomini, che arriva 66 anni e sette mesi.
Le lavoratrici possono andare in pensione prima dell’età di vecchiaia solo in presenza di 41 anni e 10 mesi di contributi, gli uomini, invece, solo con 42 anni e 10 mesi di contributi.

NUOVI COEFFICIENTI DI TRASFORMAZIONE DEL MONTANTE CONTRIBUTIVO
Nel 2016 scattano anche i nuovi coefficienti di trasformazione del montante contributivo. La sola quota contributiva dell’importo pensionistico a parità di età di uscita risulta, con il nuovo assetto, più bassa, perché moltiplicata per un coefficiente inferiore. Per gli uomini, la riduzione del coefficiente per la quota contributiva della pensione di vecchiaia, calcola Antonietta Mundo, già coordinatore generale statistico attuariale dell’Inps, è dello 0,99% (tra il coefficiente relativo a 66 anni e 3 mesi del 2013 e quello relativo alla nuova età 66 anni e 7 mesi del 2016). Per le donne del settore privato invece la quota contributiva della pensione di vecchiaia aumenta del 4,09%, perché i 22 mesi di lavoro in più e quindi l’uscita con un coefficiente di età più elevato è sufficiente a compensare la generale riduzione dei coefficienti.

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Publicato in: Fatti Argomenti: , , , Data: 28-12-2015 04:19 PM


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