«Uomo o donna? In ufficio non conta»

di Caterina Belloni
L'amministratore delegato di Triumph Olga Iarussi non dà troppa corda ai discorsi sul gender gap nei luoghi di lavoro. E rivela quali sono le cinque regole per arrivare ai vertici.

adj_552d51ff2027dLe donne manager esistono. Forse sono meno degli uomini, magari non vengono pagate abbastanza, ma continuano ad aumentare. E quando raggiungono una posizione di potere lo esercitano con uno stile che i colleghi in giacca e cravatta non hanno. Certo, per riuscirci devono avere disciplina e seguire una serie di regole. Ne è convinta Olga Iarussi, che a 47 anni è amministratore delegato per il Sud Europa del marchio Triumph, multinazionale di intimo e costumi da bagno. Segue progetti e vendite in Italia, Portogallo, Spagna e Malta, coordinando 800 dei 35mila dipendenti del gruppo, che è diffuso in 130 stati. A lei, che dopo le lauree in scienze politiche e lingue ha cominciato a lavorare in una piccola azienda di cinescopi a Frosinone, raggiungendo passo dopo passo una posizione di prestigio, abbiamo chiesto la ricetta del successo. Che, nella sua sintesi, ha cinque ingredienti base e qualche piccolo accorgimento.
20091116144359DOMANDA: Che cosa deve fare una giovane donna per arrivare a una posizione di prestigio e potere?
RISPOSTA: Per prima cosa deve credere in sé stessa e pensare che i sogni si possano realizzare, se si è determinati. Poi deve impegnarsi a fondo, con una dedizione estrema.
D: D’accordo. Ma una donna può essere decisa e appassionata finché vuole, però spesso va incontro a limiti obiettivi. Ad esempio, le difficoltà quando arrivano i figli…
R: Secondo me la terza regola fondamentale per arrivare al successo è la capacità organizzativa, che si rivela fondamentale soprattutto quando si hanno dei figli. L’importante è non perdere tempo e, al contrario, incastrare ogni impegno con precisione.
D: Quindi, a suo parere, essere una donna non è penalizzante.
R: Certo che no! Mi oppongo a un’idea di questo genere. La quarta regola da tenere a mente è che non conta che tu sia donna o uomo, conta quello che sai fare e quanto puoi dare. A volte quando ci si lamenta per questa disparità è perché si cerca un alibi. A mio parere siamo essere umani e basta. Non importa quale tipo di abito indossiamo. Personalmente non mi sono mai sentita messa da parte o ostacolata per il mio essere donna. Certo, deve essere chiaro che non ci sono sconti. Quando si lavora non si pensa alla famiglia o ai figli. Io sono abituata a fare così. Quando esco per andare in ufficio mi focalizzo sulla professione, quando rientro mi concentro sui figli. Ecco, qui arriva la quinta regola fondamentale: non bisogna avere sensi di colpa.
D: In che senso?
R: Nel senso che troppo spesso donne di grande talento abbandonano la professione quando arrivano a 35 anni e hanno dei figli, semplicemente perché si sentono in colpa nei loro confronti se rimangono in ufficio fino a tardi. Questa idea a mio parere è sbagliata. E penalizza persone di talento che invece potrebbero ottenere grandi risultati.
D: A suo parere che cosa deve fare una giovane donna per prepararsi adeguatamente al mondo del lavoro?
R: Anzitutto imparare le lingue, ma non intendo l’inglese che ormai si dà per scontato. Una giovane deve studiare altre lingue, ad esempio lo spagnolo o il tedesco. Ma attenzione. Secondo me deve studiarle bene. Non ha senso fare un corso di dieci giorni di cinese. Non si impara nulla. O mettere in curriculum delle lezioni di giapponese, tanto per darsi un tono. La cosa fondamentale è non essere superficiali.
D: Può spiegarmi meglio?
R: Quando faccio colloquio spesso mi trovo di fronte persone che hanno diverse competenze, ma in modo superficiale, non approfondito. Sono convinta che sia controproducente. Meglio avere poche competenze, ma che siano effettivamente tali.
D: Che cosa apprezza in una ragazza che si candida a lavorare con lei?
R: Mi piace che abbia un curriculum variegato, che possa vantare esperienze di vita che l’hanno fatta crescere. Magari non si è laureata con la lode, ma se ha vissuto, ha fatto sport a livello competitivo, è stata all’estero, se si è messa alla prova con lavoretti e piccoli incarichi mentre frequentava l’università, può essere una collaboratrice di grande valore più di chi ha sempre conquistato il massimo dei voti in accademia.
D: L’ultima domanda, che forse doveva essere la prima. Esiste una ricetta contro lo stress di chi si sta costruendo una carriera?
R: Credo di sì. Io la chiamo resilienza. Nel senso che occorre essere capaci di andare avanti anche in mezzo alla tempesta. Abbiamo avuto un risultato negativo, ci siamo imbattuti in un problema, ma non dobbiamo lasciarci andare. Meglio reagire, imparare dagli errori per ricostruire. E sapere, sin dall’inizio, che il successo è piacevole ma anche evanescente.

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Publicato in: Protagoniste Argomenti: , , Data: 27-08-2015 05:44 PM


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