Se ti arrabbi a lavoro ti pagano meno

di Alexis Paparo
Lo rivela uno studio di una delle più importanti società di formazione aziendale al mondo. Essere aggressiva o troppo critica può costare fino a 15mila dollari all'anno.

Crazy woman at office table

Arrabbiarsi e essere aggressivi sul posto di lavoro non è mai una buona idea. Ma lo è ancora meno se sei donna. Lo rileva uno studio condotto da Vitalsmarts, una delle 20 società di formazione aziendale più importanti al mondo, che dimostra come scatti d’ira e d’impazienza siano percepiti come particolarmente inaccettabili se provengono da una lavoratrice. Ne risente il rapporto con i colleghi, ma non solo: una donna spesso nervosa o troppo critica viene contemporaneamente etichettata anche come meno competente. Addirittura del 35% in meno rispetto alle colleghe più ‘zen’ e quindi passibili di uno stipendio inferiore anche di 15.088 dollari in meno annui. Al versante maschile un comportamento simile ‘costa’ invece meno della metà.

LE FRASI PER NEUTRALIZZARE L’EFFETTO
Lo studio ha preso in esame più di 11 mila persone nel mese di giugno e ha rilevato come a volte, fare leva sul sessismo presente nel mondo del lavoro, può portare a una sorta di presa di coscienza da parte degli interlocutori della lavoratrice e ridurre gli effetti del ‘fattore aggressività’ fino al 27%. In concreto, basterebbe che prima di un commento o di un’osservazione particolarmente critica o dura si premettesse: «so che è rischioso per una donna parlare così ma ho intenzione di esprimere il mio parere molto direttamente» oppure «per me è una questione di onestà e integrità, quindi è importante chiarire la mia posizione».

SE ANCHE CHIEDERE SCUSA È TABÙ
Neppure essere troppo remissive per, paga. Nel lavoro come nella vita. Tanto che Mika Brzezinski, giornalista statunitense e co-conduttrice del programma mattutino della MSNBC, ha spiegato in una serie di consigli alle colleghe che «scusami» e «mi dispiace» dovrebbero quasi sparire dal vocabolario femminile. «Iniziare una conversazione con queste parole ti mette subito in una posizione di svantaggio nella quale non hai alcun bisogno di stare. Anche perché la maggior parte delle volte non lo pensi: non sei dispiaciuta di essere lì, non sei dispiaciuta di fare quella domanda». Concetto sul quale ribatte anche Deborah Tannen, professoressa di linguistica alla Georgetown University. «Spesso ci si scusa per far capire all’altra persona di tenere in considerazione i suoi sentimenti, o per portarlo a scusarsi a sua volta. Non si deve eliminare la parola  ma usarla quando ha davvero senso e non come intercalare». Nel 2014 una popolare campagna pubblicitaria aveva proprio puntato su questo tema. La virtù, come succede spesso, sta nel mezzo.

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Publicato in: Fatti Argomenti: , , , Data: 06-08-2015 01:24 PM


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