«Così si crea il curriculum vincente»

di Caterina Belloni
Scrivere un profilo d'apertura, sintetizzare, presentarsi con professionalità. Teresa Pastena, fondatrice di Cv& coffee, racconta a Letteradonna.it dove sbagliano gli italiani.

Il suo obiettivo è aiutare gli italiani che cercano un lavoro in Gran Bretagna a presentarsi nel modo migliore. Perché spesso i cv che candidati di talento inviano alle società britanniche non funzionano affatto. Sono prolissi, non puntualizzano i successi e le competenze e vengono scartati. Game over, si potrebbe dire, anche per persone che avrebbero davvero le credenziali per il successo. Teresa Pastena, 34enne originaria di Avellino che vive e lavora a Londra da otto anni, se ne è resa conto quando era impiegata presso una grande Ong. «Valutavo i candidati per le collaborazioni e i curriculum vitae che arrivavano dall’Italia non erano per niente interessanti». Così ha pensato che potesse essere utile creare una società di consulenza per migliorare i curriculum degli italiani e l’ha chiamata Cv & coffee, in onore della moka.

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DOMANDA: Teresa, come mai sei arrivata in Gran Bretagna?
RISPOSTA: Ho sempre avuto una passione per Londra e ci ho passato diverse estati quando studiavo. Nel 2008 ho deciso di trasferirmi perché dopo la laurea in scienze diplomatiche con indirizzo internazionale, volevo cercare qualche sbocco nel no profit e mi pareva che l’Inghilterra fosse il paese ideale. Avevo già fatto delle esperienze in Italia, anche al Ministero degli esteri, ma non ero molto soddisfatta. Era tutto troppo lento, approssimativo e poco stimolante per i miei gusti.
D: Così hai fatto le valigie?
R: Sì e non mi è costato troppo. Ho sempre viaggiato molto anche con i miei, da bambina, per via del lavoro di papà e sono diventata esterofila. Così ho cominciato con uno strage in una charity. Poi sono stata al Financial Times, come organizzatrice di eventi, nel 2010 ho iniziato a occuparmi di fundraising per  la Ong Medici nel mondo.
D: E in tutti questi ambiti ti sei accorta che gli italiani non si sanno presentare.
R: Proprio così. Vedevo i curricula dei candidati e pensavo: ‘Sono in gamba, hanno i numeri, ma non lo spiegano abbastanza’. L’idea di Cv & Coffee mi è venuta per questo e per due anni ho portato avanti la società in parallelo al mio lavoro nella Ong. Poi nel 2014 sono passata full time su questo progetto, che presto diventerà anche una società di recruiting per gli italiani di valore che vogliono trovare uno spazio in Gran Bretagna.
D: Cosa fate esattamente adesso?
R: Adesso la squadra è composta di 12 persone, tra impiegati fissi e consulenti. Diamo consigli ai nostri clienti sulla loro formazione, li incontriamo davanti a un caffè e li aiutiamo a capire quali sono i problemi del loro curriculum, poi lo riscriviamo. Facciamo anche formazione in Italia su come presentarsi all’estero.
D: Quale aspetto ti galvanizza di più in questa professione?
R: Mi rende felice ricevere la telefonata del cliente che mi annuncia di essere stato assunto. In quei momenti mi sento quasi come se avessi avuto io il posto.
D: Teresa, per essere pratici, cosa fanno di sbagliato gli italiani quando scrivono un cv?
R: Intanto non ragionano per target e risultati come fanno invece gli inglesi. Inoltre quasi sempre usano il formato europeo, che non è affatto efficace. Chi seleziona il personale per i colloqui dedica pochi secondi ad ogni curriculum: per questo bisogna essere efficaci e far interessare chi sta leggendo. Nei curricula che vediamo manca l’identità, le competenze non sono espresse in modo chiaro, non c’è personalizzazione, non vengono indicati gli obiettivi che si vogliono perseguire.

ECCO LE CINQUE REGOLE D’ORO PER COSTRUIRE UN CURRICULUM CHE CONQUISTI
Scrivere un buon profilo d’apertura, che spiega chi sei, che cosa hai fatto e cosa vuoi ottenere. Quando si inseriscono le esperienze lavorative non bisogna fare un elenco della spesa. Per ognuna bisogna segnalare gli obiettivi che abbiamo raggiunto, perché in quell’incarico ci siamo distinti.
Mettere in risalto le competenze, ma farlo da subito e non alla fine come viene proposto in qualche schema di curriculum. Il selezionatore non ha tempo da perdere e magari non arriverà fin lì.
Presentarsi in maniera professionale. Anche l’impaginazione del curriculum conta. Spesso vedo alcune proposte in cui il font del carattere cambia da una pagina all’altra e l’impressione non è certo positiva.
Indirizzare correttamente il curriculum. C’è chi lascia il nome di altre aziende o di altri responsabili del personale!
La sintesi è fondamentale. A meno che si tratti di profili senior molto articolati, un curriculum non deve andare oltre le due pagine. Deve essere agile ma pieno di contenuti. E di cose concrete che spiegano chi siamo.

 

 

 

 

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Publicato in: Fatti Argomenti: , , , , Data: 17-06-2015 01:03 PM


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