La guida

Mi metto in proprio

di Maria Chiara Furlò
Trasformare un'intuizione in azienda. Letteradonna.it vi spiega come fare in 4 mosse.

In un periodo in cui il mercato del lavoro langue e la disoccupazione femminile ha sfiorato il record del 14%, una delle soluzioni per restare attive sembra essere quella di mettersi in proprio. Non a caso secondo gli ultimi dati Unioncamere, le  società avviate da donne crescono con un ritmo dello 0,73%, superiore alla media complessiva che si attesta attorno allo 0,43%. A oggi le imprenditrici italiane sono 1,3 milioni su un totale di 6 milioni, praticamente il 21% .
Agricoltura, sanità, servizi alla persona, istruzione commercio e turismo sono i settori in cui più spesso le donne decidono di operare.
Ma avere una idea di impresa non basta. Lo zoccolo più duro da superare è reperire i capitali per trasformare una intuizione in una società vera e propria. Ecco le banche che possono darvi una mano e le principali agevolazioni pubbliche e private di cui potete usufruire una volta steso il business plan.

Le donne che fanno impresa in Italia

Le donne che fanno impresa in Italia sono 1,3 milioni.

1. I FINANZIAMENTI BANCARI
L’Abi (associazione bancaria italiana), in collaborazione con il Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri, il Ministero dello sviluppo economico, d’intesa con le associazioni imprenditoriali di categoria maggiormente rappresentative delle imprese (Confindustria, Confapi, Rete imprese Italia, Alleanza delle cooperative italiane), lo scorso 4 giugno ha sottoscritto  un protocollo d’intesa, che prevede un quadro di interventi per favorire l’accesso al credito delle imprese femminili nelle diverse fasi del loro ciclo di vita ovvero della vita lavorativa delle libere professioniste.
Le banche aderenti sono diverse (leggi elenco qui). Ciascuna di esse mette a disposizione delle imprese femminili e delle lavoratrici autonome uno specifico plafond finanziario, destinato alla concessione di finanziamenti, a condizioni competitive, per  realizzare nuovi investimenti, materiali o immateriali, per lo sviluppo dell’attività di impresa ovvero della libera professione; favorire la costituzione di nuove imprese a prevalente partecipazione femminile ovvero l’avvio della libera professione; per la ripresa delle Pmi e delle lavoratrici autonome che, per effetto della crisi, attraversano una momentanea situazione di difficoltà.
Il protocollo d’intesa prevede anche  la possibilità che il rimborso del capitale dei finanziamenti erogati possa essere sospeso, una sola volta nell’intero periodo dell’ammortamento del finanziamento bancario e per un periodo fino a 12 mesi, nel caso di maternità dell’imprenditrice o della lavoratrice autonoma; grave malattia dell’imprenditrice o della lavoratrice autonoma, ovvero del suo coniuge, o convivente, o dei figli anche adottivi; malattia invalidante di un genitore o di un parente o affini entro il terzo grado conviventi dell’imprenditrice o della lavoratrice autonoma.

2. I FINANZIAMENTI PUBBLICI
Ma anche l’Unione Europea può aiutarvi ad avviare una attività in proprio attraverso fondi appositi che poi vengono gestiti dalle singole Regioni italiane.
Periodicamente, sul tuo sito regionale, sono pubblicati bandi emessi in base alle esigenze territoriali. I contributi sono riservati ai residenti nel territorio per l’avvio di nuove attività o acquisto di attività preesistenti con progetti innovativi.
Alcuni di questi fondi o una parte di essi possono essere a fodno perduto (ovvero senza obbligo di restituzione). Gli importi e le modalità di erogazione variano sia in base al tipo di investimento da realizzare sia  del territorio dove l’impresa risiede.

3. AGEVOLAZIONI EUROPEE: COSÍ SI ENTRA NELLA RETE
La Commissione europea ha aperto un portale dedicato all’imprenditorialità femminile (lo trovi qui), con collegamenti a contatti, eventi e opportunità di networking tra gli Stati membri. Queste e altre informazioni sono reperibili all’indirizzo web: Mentre la rete europea per la promozione dell’imprenditorialità femminile (WES) riunisce rappresentanti dei governi di 30 paesi europei per fornire consulenza, sostegno e informazioni alle donne imprenditrici, aiutandole a migliorare il loro profilo e espandere le proprie attività.
L’istituzione pubblica una relazione annuale di attività da parte dei governi nazionali. Dal 2011 esiste la “Rete europea dei mentori per le donne imprenditrici” di cui fanno parte 17 paesi: Albania, Belgio, Cipro, Macedonia, Grecia, Ungheria, Irlanda, Italia, Montenegro, Paesi Bassi, Romania, Serbia, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Turchia e Regno Unito. La rete fornisce consulenza e sostegno alle donne imprenditrici su start-up, esecuzione e crescita delle loro imprese nella fase iniziale della loro vita (dal secondo al quarto anno di esistenza di una nuova impresa a conduzione e proprietà femminile).

4. BANDI NAZIONALI E CONCORSI LOCALI
Inoltre il Ministero per lo Sviluppo Economico e i vari enti locali mettono a disposizione ogni anno fondi speciali attivando bandi per la nascita di imprese avviate da donne, in attuazione della Legge 215/1992, che di volta in volta si declinano a livello locale.
Agli aiuti possono accedere tutte le piccole imprese che abbiano una gestione prettamente femminile: le ditte individuali con a capo una donna, le società di persone e le cooperative con almeno il 60% di soci donne, le società di capitali in cui almeno 2/3 delle quote siano detenute da donne e in cui l’organo d’amministrazione sia composto per 2/3 da amministratrici. Le imprese devono avere meno di 50 dipendenti e un fatturato che non superi i 7 milioni di euro l’anno.

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Publicato in: Fatti Argomenti: , Data: 20-11-2014 10:00 AM


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