Cambio vita

Gli Usa li ho vinti alla lotteria

La storia di Federica Barella che si è aggiudicata la green card gratuitamente e ora vive a Washington.

Lei  si chiama Federica Barella, ha 48 anni, un marito e due figli. Professione giornalista. Un anno fa ha deciso di partecipare alla  Diversity Immigrant Visa Program,  una lotteria che ogni anno rende disponibili gratuitamente un numero limitato di visti per immigrare permanentemente negli Usa a persone che ne possiedano i requisiti. E ha vinto. La sua vita è così cambiata dall’oggi al domani. I preparativi, i trasloco, l’organizzazione della famiglia, l’addio al lavoro di sempre. A raccontare questa incredibile avventura è lei stessa.

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Federica Barella fuori dalla sua casa di Washington.

di Federica Barella

Forse riprendi a respirare nell’esatto momento in cui l’agente dell’Homeland Security, al controllo documenti dell’aeroporto, ti dice: «It’s all right, now just relax. Welcome to the United States». Forse. Perché in realtà l’avventura è solo agli inizi. E le notti quasi insonni saranno ancora tante. Ma una prima parte di questo strano, nuovo e imprevedibile cammino è fatta.
Il periodo trascorso da quando ho schiacciato il tasto “invia” sul computer dopo aver compilato una montagna di moduli online è stato incredibilmente lungo se lo calcolo a livello di stress e incredibilmente breve se invece do retta al solo calendario. Partecipare alla dv-lottery per l’assegnazione dei Visa come permanent resident negli Usa (carta verde) è stato un piano meditato. Ma allo stesso tempo un gesto istintivo.
L’IMPORTANZA DI SAPER SOGNARE
Qualcosa in equilibrio precario tra un momento di follia estrema e la scelta più saggia che uno forse possa fare. Follia, perché nell’Italia di oggi una donna che a 48 anni lascia un lavoro sicuro e ben retribuito, con margini di carriera, magari un po’ folle lo è. Ma anche saggezza, come quella delle femmine di animale che in natura puntano innanzitutto a salvaguardare i propri cuccioli. Eppure se riguardo indietro non mi sento né folle, né saggia. Solo una donna capace ancora di sognare. Perché chi l’ha detto che solo sotto i 30 anni si può pensare in grande?
LA SORPRESA DI ESSERE TRA I 500 ITALIANI FORTUNATI
E poi diciamolo. Chi se lo aspettava? L’ho sperato tantissimo. Ma proprio al primo colpo? Quello proprio no. E poi che effetto imprevedibile per una giornalista diventare, io stessa, notizia! I numeri davano speranze, ma non certezze. Ogni anno il Governo americano concede, infatti, attraverso questo sistema, 55 mila Green Card in tutto.
E la quota riservata ai richiedenti italiani oscilla tra i 400 e i 500 Visa. Ma i partecipanti alla “lotteria”, in tutto il mondo, sono almeno qualche decina di milioni. Anche se le statistiche dei primi anni Duemila parlano di più possibilità, in percentuale, per i richiedenti europei.
LA RIVOLUZIONE DI UNA VITA
«Devo solo preparare una valigia un po’ più grande». Ecco il mio mantra, nei giorni successivi alla notizia della “vincita”. Poche parole per cercare di mantenere la calma mentre tutto attorno a me, e dentro di me, stava cambiando. Anche perché dopo il primo step, dopo quella prima email con cui ti comunicano «Sei stato selezionato», il percorso resta comunque impegnativo: altri documenti, visite mediche, vaccinazioni, colloqui. Fino a quel fatidico primo passaggio ufficiale alla frontiera, con i nuovi documenti chiusi in una busta gigante che ti raccomandano di non aprire «per nessuna ragione», finchè non arrivi ai controlli. «It’s all ok, now just relax».
SENTIRSI UNA MIGRANTE
Che strano. Superato “quel” confine, ora di nuovo c’è una prima volta per tutto. Il mio primo bancomat americano, rifare la patente, mandare a memoria un altro indirizzo e un nuovo numero di telefono. Discutere con l’idraulico in slang parlando di cose che non saprei spiegarvi neanche in italiano. Tornare persino a scuola per imparare meglio l’americano che con l’inglese accademico c’entra poco o nulla. E addirittura accettare di affrontare di nuovo test d’ingresso, compiti per casa, compiti in classe, esami finali. Magari studiando di notte. Perché di giorno c’è una casa da reinventarsi, una vita da rendere il più normale possibile ai ragazzi, un marito, anch’egli travolto dal cambiamento, da sostenere e dal quale farsi sostenere.
A CACCIA DI UN LAVORO
E alla fine c’è un lavoro da trovare. Perché 28 anni di contratti in Italia sono tanti ma rischiano di essere niente. E perché ora che ho ricominciato a sognare, lo faccio anche in grande. Paese nuovo, vita nuova e lavoro nuovo (o anche vecchio). E allora eccomi nel cuore di Washington a un incontro sui rapporti tra Ue e Usa. Questa volta sono una semplice spettatrice. Ma non ce la faccio a non prendere appunti. Accanto a me siedono esperti di politica straniera della Georgetown University e consiglieri dei parlamentari delle commissioni esteri del Congresso degli stati Uniti. Dietro di me c’è anche un volto noto al pubblico italiano, un ex collega. Quando esco, a destra scorgo proprio Capitol Hill e a sinistra la Casa Bianca. Di fronte a me c’è la 14.ma strada, in salita. Come il percorso che mi sono scelta in questa fase della mia vita. Mi avvio dritta, decisa. Qualcuno da Lassù, in questi ultimi mesi, mi ha aiutato. Ma io ho anche osato. E non è finita qui.

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Publicato in: Protagoniste Argomenti: , , Data: 12-10-2014 09:00 AM


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