Smartworking

Buttate il badge

di Francesca Amé
Perchè lavorare da casa o dal luogo di vacanza è vantaggioso per impiegati e aziende.
Lo smartworking porterebbe a 27 miliardi in più di produttività e 10 miliardi in meno di costi fissi.

Lo smartworking porterebbe a 27 miliardi in più di produttività e 10 miliardi in meno di costi fissi per le aziende.

C’è chi si arrabatta tra scuola estiva, campus e tate. Chi si porta il bambino in ufficio. Chi lavora quattro giorni a settimana e poi corre al mare dove i nonni stanno gestendo la figliolanza. Ci sono poi coppie che fanno le ferie alternandosi («a luglio io, ad agosto lui, così i bambini sono coperti») e chi, in rete, ha anche coniato un neologismo: ‘ca-canze’. Perché spesso le vacanze estive per le madri che lavorano non sono esattamente rilassanti. Con la scuola dell’obbligo chiusa per tre mesi e un lavoro da tenere stretto con i denti in tempi difficili per il mercato occupazionale femminile, com’è possibile conciliare le lecite esigenze della famiglia con quelle, altrettanto lecite, del lavoro?
10 MLD DI COSTI FISSI IN MENO PER LE AZIENDE
Alcune aziende sostengono che lo smartwoking, o lavoro agile, sia una soluzione. «Grazie a questa filosofia madri e padri che lavorano da noi possono organizzare il proprio tempo e quello dei figli, con una vera conciliazione tra lavoro e vita privata, senza dover rinunciare a passare del tempo insieme», spiega a LetteraDonna.it Monica Rancati, 44 anni, direttore risorse umane per l’area dell’Europa Occidentale di Microsoft, che in Italia conta 330 dipendenti donna, pari al 29% del totale degli assunti, e la metà è mamma.
Ma la maggior parte snobba questa opportunità ossessionata dall’idea di controllare i propri dipendenti e dalle ore di presenza in ufficio. Eppure i risparmi sarebbero notevoli anche per le imprese.
A dirlo è una ricerca dell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano in base a cui il lavoro agile porterebbe a 27 miliardi in più di produttività e 10 miliardi in meno di costi fissi. Senza contare che, oltre ai vantaggi economici societari, la riduzione degli spostamenti dei lavoratori può produrre risparmi per i cittadini pari a circa 4 miliardi di euro (circa 550 euro per lavoratore all’anno) e a una riduzione di emissioni di CO2 pari a circa 1,5 milioni di tonnellate l’anno. Numeri e scenari che finora hanno fatto breccia solo nel cuore e nella testa di poche aziende e per lo più multinazionali come Mars Italia, Tetrapak, Ibm Italia, Barilla e Microsoft, appunto, per citarne alcune.
CONTANO SOLO I RISULTATI

Ma cosa si intende per smartworking? Per intendersi, significa che, d’accordo con il proprio superiore, il dipendente può lavorare anche da casa (o dal bar della spiaggia) grazie a tablet e pc, magari approfittando della nanna pomeridiana dei bambini oppure svegliandosi all’alba o lavorando di notte.
Significa che il risultato e il raggiungimento degli obiettivi contano molto più di passare il budget e starsene sedute alla scrivania per le canoniche 8 ore. «Posso affermare che lo smartworking da noi ha portato buoni risultati in termini di maggiore soddisfazione e coinvolgimento delle persone, che si traducono a loro volta in maggiore produttività», precisa Rancati.

DOMANDA: Ma il lavoro da remoto funziona in tutti i settori?
RISPOSTA: «Direi che sono molti i settori in cui si può applicare: la tecnologia garantisce la flessibilità che permette di conciliare al meglio lavoro e vita privata e, come in ogni ambito, sta poi alle organizzazioni valorizzare il merito e i risultati, creando ambienti in cui le persone, uomini e donne, possano realizzare il loro potenziale.
D: Anche in piccole realtà?
R: Certamente. Negli ultimi mesi la filiale italiana ha sviluppato l’iniziativa “A cielo aperto” coinvolgendo aziende molto diverse tra di loro per dimensione e settore, quali Il Gruppo Credito Valtellinese, Alpitour World e Leitner, per citarne alcune. Durante tre diverse giornate dedicate allo smartworking, i dipendenti delle aziende sono stati operativi dalle piazze centrali di Sondrio, Torino e Vipiteno. Grazie ai dispositivi mobili hanno lavorato in piazza, magari seduti a un caffè. È stato un modo per far capire che, di qualsiasi cosa ci si occupi, dal settore bancario a quello turistico, per lavorare non è necessario essere chiusi in un ufficio. Quello che conta sono i risultati.
D: Un concetto però che nelle aziende italiane fa fatica a passare… 
R: Vero, anche perchè  lo smartworking apre a una cultura del lavoro diversa, permeata da un maggiore senso di responsabilità, e a un nuovo modo di operare legato ai risultati effettivi e alla valorizzazione del merito, in contrapposizione per esempio al tema del controllo costante da parte del manegr o del responsabile d’ufficio. Ma credo che sia tutta una questione di tempo.
D: Sarà dura. Anche perché in Italia se non stai in ufficio fino alle 21 sembra che non lavori. Il che rende particolarmente difficile la vita alle donne alle prese con mille incombenze, dai figli ai genitori anziani alla gestione della casa.
R: Appunto. Proprio per questo l’Italia rappresenta un panorama interessante per la diffusione di questa nuova modalità di lavoro: pensiamo per esempio ai benefici reali che l’universo femminile potrebbe sperimentare in termini di migliore conciliazione, anche in considerazione della scarsissima percentuale di donne che tuttora lavora nel nostro Paese (solo il 46,5%, contro una media europea che sfiora il 60%). Certo resta una sfida.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Publicato in: Fatti Argomenti: , Data: 01-08-2014 08:00 PM


Lascia un Commento

*