Disparità

Lavoro, donne nel mirino

di Antonella Scutiero
Quello della la cooperativa MrJob è solo l'ultimo caso di impiegate sfruttate.
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Secondo gli ultimi dati Istat 1,2 mila donne subiscono molestie sul lavoro.

Trentadue secondi per imbustare un capo di abbigliamento nel mucchio, 110 buste da chiudere all’ora, senza nemmeno il tempo di andare in bagno. Pena insulti, derisioni, offese. Turni di lavoro massacranti in capannoni dove fa freddissimo d’inverno e caldissimo d’estate. E le molestie sessuali del caporeparto. È il racconto delle undici dipendenti, tutte straniere, dei capannoni italianissimi dai quali partono gli ordini della Yoox, impero dello shopping online, gestiti dalla cooperativa MrJob cui il popolare sito di ecommerce ha dato l’appalto.
LA PRONTA REAZIONE DI YOOX
Yoox ha agito tempestivamente chiedendo a MrJob di «spostare ad altra attività di appalto per altro cliente diverso dal colosso della vendita online, tutti i responsabili dal magazzino adibito alle loro lavorazioni, e di dedicare dalla mattina del 9 luglio esclusivamente responsabili donne, con l’obiettivo di scongiurare anche il solo sospetto di comportamenti inadeguati nei confronti del personale femminile, auspidcando nel frattempo che le autorità facciano chiarezza sull’accaduto». Ma di fatto quello della discriminazione delle donne nel mondo del lavoro resta un tema caldo, nonostante le battaglie fatte e i riconoscimenti raggiunti.
1,2 MILA DONNE SUBISCONO MOLESTIE SUL LAVORO
Prova ne è che la storia delle ragazze della cooperativa Mr Job è solo l’ultima di una lunga serie i cui esempi a quanto pare hanno lasciato poca traccia e insegnato nulla. Tanto che ancora troppo spesso le donne sono costrette a subire tormenti e vessazioni sul posto di lavoro. Siamo abituate a pensare che simili orrori accadano in paesi lontani, non da noi. E invece secondo l’Istat sono un milione 224 mila le donne tra i 15 e i 65 anni che hanno subito molestie o ricatti sessuali nell’arco della loro vita lavorativa. Un dato pari all’8,5% delle lavoratrici attuali o passate, incluse le donne in cerca di occupazione. Le molestie rappresentano il 31,2 %, i ricatti e le richieste di disponibilità il restante 68,8%. E questo solo per quel che riguarda le molestie sessuali. Perché l’universo delle vessazioni è molto più ampio. Spesso non denunciato.
LE LAVORATRICI DELLA COOP E L’SOS LANCIATO ALLA LITTIZZETTO
Fece scalpore un paio d’anni fa il caso della Coop, promossa negli spot tivù da Luciana Littizzetto con lo spot “La Coop sei tu”. Un gruppo di lavoratrici del sindacato Usb lavoro privato nel 2012 scrisse una lettera aperta alla testimonial per raccontare la loro realtà. Lavoro sei giorni su sette, domeniche comprese, con buste paga da 700 euro al mese, precari ovviamente. Il che significa che dopo 10 anni di attività più o meno ininterrotta si può essere mandati a casa senza cerimonie. O comunque vivere sempre con la paura di perdere il posto e accettare tutto, anche di chiedere il permesso per andare in bagno. E alcune sono state costrette a subire in silenzio perfino molestie e avances. Caso chiuso? Speriamo.
LE SCHIAVE DEGLI HOTEL IN RIVIERA ROMAGNOLA
Sulla riviera romagnola i casi di sfruttamento sono così numerosi che nel 2012 è nato il comitato “Schiavi in riviera” per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle massacranti e indecorose condizioni di lavoro stagionali degli alberghi: i dipendenti, per lo più donne, sono pagati un terzo del dovuto, senza giorni di riposo, senza contributi pagati né Tfr né tredicesima, senza alcuna tutela. Turni anche di 14 ore al giorno, per trovarsi a fine estate con pochi soldi in tasca, senza poter sperare in null’altro.
LE OPERAI DEL MAGLIFICIO DI BARLETTA
Qualcuna ci ha rimesso la vita. Nel 2011 a Barletta, in Puglia, 4 operaie sono morte nel crollo del maglificio in cui lavoravano. In nero, senza contratto, per 4 euro l’ora, anche quattordici ore al giorno in un’azienda risultata subito completamente sconosciuta all’Inps, in un palazzo senza alcuna misure di sicurezza, fatiscente. Morte per pochi spiccioli, in un’Italia in cui si lavora in nero e si accetta tutto pur di guadagnare qualcosa.
TANTE PAROLE POCHI FATTI
Tutte storie che confermano che diritti, contratti, tutele rimangono spesso solo bei discorsi lontani. Così come la parità di genere, che riguarda una fetta ancora troppo esigua della popolazione femminile. Anche perché secondo l’Ocse le italiane sono più sfruttate e meno felici delle donne di altri paesi. E il World Economic Forum colloca il Belpaese al 124simo posto su 136 Paesi per quanto riguarda la parità degli stipendi, con le donne ancora relegate in ambiti professionali tradizionalmente considerati femminili: lavori di assistenza, istruzione, pulizie, vendita al dettaglio. E questo solo guardando i dati ufficiali, che non tengono conto dell’inferno dei soprusi che ancora troppe lavoratrici sono costrette a subire.

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Publicato in: Fatti Argomenti: , , Data: 08-07-2014 05:19 PM


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