La testimonianza

Il calvario di Sonia

di Francesca Amé
Ingegnere. Poco più che 40enne, due figli. È stata licenziata da Ericsson. Ma ricilarsi non sarà facile.
La protesta di alcuni lavoratori di Ericsson che hanno aperto il loro posto di lavoro.

La protesta di alcuni lavoratori di Ericsson che hanno perso il loro posto di lavoro.

Sonia è ingegnere delle telecomunicazioni, ha poco più di 40 anni e due figli piccoli di 8 e 6 anni. Una pioniera, a suo modo: veneta, si è iscritta all’Università di Padova quando ancora pochi avevano intuito le potenzialità di Internet (e gli smartphone non esistevano nemmeno nelle fantasie dei migliori nerd).
Le studentesse di quel settore 20 anni fa erano pochissime. Poche erano anche le colleghe di lavoro, negli anni successivi. Perché Sonia un’occupazione, e ottima, l’ha trovata subito: dopo accurata selezione, è stata assunta da Ericsson, il colosso svedese della telefonia.
Luogo di lavoro Vimodrone a pochi chilometri da Milano, colleghi quasi tutti in pantaloni ma un settore, quello della ricerca e sviluppo, che prometteva grosse soddisfazioni. E un’azienda che ha sempre fatto delle pari opportunità, della flessibilità e dell’innovazione il proprio fiore all’occhiello.
Gli anni di lavoro sono passati, una seppur difficile conciliazione tra vita professionale e famiglia Sonia è riuscita a trovarla, ed è andata avanti serena. Fino a poco tempo fa.
UN LICENZIAMENTO  DIFFICILE DA DIGERIRE
La vita di Sonia Nardin ha subito infatti una brusca virata. Proprio nei giorni in cui dichiara alla stampa – per mezzo di Clara Pelaez, head of strategy, marketing and communications region mediterranean del gruppo – che le reti Lte (in pratica le reti che sfrutteranno la nuova tecnologia 4G) «godranno di una forte spinta proprio dall’Italia» e che la «culla della tecnologia mobile è in Europa» , Ericsson ha dato il benservito a Sonia e a 140 dipendenti come lei, tutti ingegneri o tecnici altamente qualificati.
Sonia è infatti una sistemista e lavora alla progettazione di ponti radio per le telecomunicazioni. Difficile? Allora provate a pensare che ogni volta che usate una app o trasmettete dei dati con il vostro telefonino, se non ci fosse stato il lavoro di tanti come lei, sareste fermi ai cellulari degli anni Novanta.
LA CHIUSURA DEL REPARTO TRA MENO DI UN MESE
Eppure,  «Tra meno di un mese Ericsson chiude il ramo di ricerca e sviluppo che ha il suo quartier generale a Vimodrone, in un’area ad alta densità tecnologica. Una piccola ‘Silicon Valley’ nel cuore della Lombardia dove abbiamo progettato grandi cose e fatto tanta innovazione. I nostri talenti non paiono più utili all’azienda», racconta Sonia con amarezza.
Il destino del reparto è la cessione alla HCL srl Italy, un’azienda indiana con un capitale sociale pare a 10 mila euro.
«Siamo preoccupati. Che ne sarà di noi? Chi ci dà garanzie che continueremo a fare il nostro lavoro? E, soprattutto, dopo tanti investimenti frutto anche delle sovvenzioni dei Fondi Sociali Europei per l’innovazione, perché buttare via una competenza come la nostra? Assurdo», Sonia e i suoi colleghi non si danno pace, non trovano motivazioni logiche a quello che sta succedendo. E hanno deciso di alzare la voce attraverso un blog (http://eravamosson.blogspot.it/) per fare sentire meglio la loro rabbia a tutto il Paese.
RICICLARSI UN REBUS
«Dopo tanti anni di sacrifici, prima negli studi e poi sul lavoro, per trovare spazio in un settore che non è semplice, figurarsi per una donna, una notizia così ti getta nello sconforto» aggiunge Sonia. «Ma non amo piangermi addosso: come gli altri, mi sto rimboccando le maniche. Il nostro settore dovrebbe garantire una buona occupazione». Ma ricilcarsi in un mercato del lavoro in ginocchio non è facile anche per chi ha professionalità da spendere. «E poi in Italia purtroppo non c’è ancora spazio per la ricerca e l’innovazione. Come fai però a trasferirti quando hai già una famiglia e ti trovi bene nel tuo Paese? Perché devo rinunciare a fare il mio lavoro, che amo e per il quale ho a lungo lottato?» si domanda ancora Sonia. La sua domanda, il suo tormento, lo giriamo al nostro governo. E restiamo in attesa di una risposta.

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