L'intervista

Far carriera senza uomini si può

di Nadia Anzani
Intelligente e determinata. A 37 anni Giovanna Manzi era già a capo di Best Western Italia.
Giovanna Manzi, amministratore delegato di Best Western Italia.

Giovanna Manzi, 47 anni, amministratore delegato di Best Western Italia.

Autentica, attenta, curiosa e determinata. Quattro aggettivi, ma anche quattro qualità che meglio descrivono Giovanna Manzi, 47 anni, da 10 amministratore delegato di Best Western Italia. Lo capisci subito da come ti viene incontro e ti stringe la mano. Ma anche dal suo ufficio dalle calde pareti color arancio e dalle grandi vetrate affacciate sull’open space del secondo piano della sede milanese.
Non un locale nascosto in fondo a un corridoio per meglio preservare la privacy, ma visibile a tutti come fosse la frontline dell’azienda. Un modo implicito per dire che il cuore della società batte lì dentro. Senza però nulla togliere ai 70 dipendenti (dieci anni fa erano 30), che reputa indispensabili per vincere le sfide di un mercato competitivo come quello dell’hotellerie.
Non a caso lo scorso novembre ha vinto il premio eccellenza di Manageritalia per aver saputo trasformare un consorzio di hotel in un gruppo alberghiero strutturato, ma anche per aver formato una squadra affiatata e migliorato il clima di lavoro.
E ha di che essere soddisfatta visto che da quando è al timone dell’azienda ha portato il numero di hotel affiliati da 105 a 180.
L’IMPORTANZA DELL’IMPRONTA
Napoletana di nascita, assisiana di adozione, Manzi ha debuttato nel mondo del lavoro con uno stage in Usa da Subway, catena di fast food, dopo avere conseguito una laurea in economia e commercio e un master in turismo.
Da lì in poi il suo percorso professionale è stato a spirale, segno che ha lasciato sempre una buona impronta ovunque sia stata. Tornata in Italia è entrata in Best Western con l’incarico di responsabile marketing e braccio destro dell’allora amministratore delegato. Ma Manzi era troppo curiosa, aveva troppa voglia di imparare. E per consolidare le sue esperienze in ambito tecnologico è entrata in Amadeus global distribution system, multinazionale che ha poi lasciato per mettersi alla prova in Travelonline, il primo portale italiano di turismo. Nel 2002 è ritornata in Amadeus come direttore marketing e due anni dopo è stata richiamata dal presidente di Best Western per guidare la filiale italiana.
Domanda: Non male per un paese come l’Italia dove le donne a capo di aziende si contano sulle dita di poche mani…
Risposta: Avevo iniziato in Best western, loro mi conoscevano già. Hanno guardato la competenza. Poi devo dire che in questa società non c’è differenza di genere. A livello europeo ci son tante donne alla guida delle diverse filiali.
D: Nessun ostacolo lungo la sua carriera in quanto donna?
R: Certo che sì. Ma il fatto che gli uomini ci sottovalutano è un grande plus. Perchè gli puoi dare lezioni a livello professionale che se le ricordano per la vita. Non si aspettano che tu sia in grado di metterli in ginocchio. E quando succede restano di stucco. Ed è una grande soddisfazione.
D: Come si rapporta con i colleghi maschi?
R: Alla pari. Se fanno una battuta greve o sessista durante una riunione non me la prendo, li pago con la stessa moneta.  Scandalizzarsi o fare l’educanda non serve a nulla. Bisogna sdrammatizzare.
D: Qual è il più grosso limite degli uomini sul lavoro?
R: Parlano molto e fanno poco. Sono tutti chiacchiere e distintivo. Si perdono in un bicchiere d’acqua e in mille particolari.
D: E a livello dei rapporti con i colleghi?
R: Alcuni si lasciano condizionare dall’essere uomini e dalla loro virilità. Moltissimi scandali sessuali nel business riguardano uomini di potere, non donne. Se non avessero questo punto debole sarebbero davvero il sesso più forte perché sono più determinati e concentrati di noi donne.
D: Lei si definisce una donna con gli attributi?
R: No. Sono una donna forte certo, del resto con 70 dipendenti e 150 soci, ogni tanto la barra va tenuta. Ma non indosso alcuna maschera quando entro in ufficio. Sono un capo comprensivo, non isterico. La mia femminilità e la mia personalità contagiano molto il mio stile manageriale.
D: Che cosa non deve mai fare un capo?
R: Imporre cose che lui stesso non è in grado di fare. Io son stata spesso con capi che ti chiedevano cose subito e ti davano risposte dopo settimane. Questo è frustrante e demotivante. Il buon esempio è fondamentale. E poi deve saper lavorare e
raggiungere risultati con il personale che ha a disposizione. In Italia, invece, spesso il manager arriva in azienda con la sua corte di collaboratori e questo, a mio avviso, è sbagliato perché non è detto che uno bravo in un contesto funzioni bene anche in un altro.
D: Le è mai capitato di fare qualche errore di gestione?
R: Qualche scivolata l’ho fatta sicuramente, nessuno è perfetto. Poi dipende dalla lente sotto cui ti mettono gli altri. A volte mi sento in colpa per non esserci e mi faccio le domande su come vivono le mie assenze i colleghi. O il fatto che sia sempre al telefono.
D: Nel 2013 ha vinto il premio eccellenza di Manageritalia per i buoni risultati raggiunti in azienda. Come ci è riuscita in un periodo di crisi?
R. Con le persone che ho intorno. Per me la collaborazione dei colleghi è fondamentale. Le persone sono un ambito chiave nel settore dei servizi e noi su questo abbiamo puntato. Quando son arrivata nel 2004, in azienda c’era un turn over molto alto e sono riuscita a bloccarlo puntando tutto sulla formazione.
D: Se le donne sono così efficienti come mai hanno poche chance di sedere ai posti di comando?
R: Fino a che le figure apicali sono uomini continueranno a scegliere uomini perché è nel loro Dna fare clan. Questo meccanismo va rotto in qualche modo. E se non ci riesce la meritocrazia, la legge sulle quote rosa potrebbe aiutare a creare discontinuità. Poi è chiaro che dobbiamo guadagnarcelo. Ma credo sia solo una questione di tempo. Nei paesi del Nord Europa come Finlandia e Danimarca è stato così.
D: Cosa pensa della diversità di stipendio tra uomini e donne a parità di ruolo?
R: Non posso che essere in disaccordo e non capisco nemmeno come si possa fare. Il problema però siamo anche noi donne.
D: In che senso?
R: È una questione di approccio alla trattativa. Quando un cacciatore di teste illustra una posizione a una donna, in genere la candidata si spaventa e si tira indietro, non avanza pretese, si mette subito in discussione. Davanti alla stessa posizione un uomo non fa una piega. Anzi elenca i punti o i benefit mancanti. Noi spesso ci sottostimiamo e accettiamo un compenso basso, non rilanciamo.
D: Quante ore lavora al giorno?
R: Non sono work alcoholic e non penso che sia necessario esserlo. In genere non supero le otto ore. Poi naturalmente dipende dai periodi e dalle urgenze. Certo faccio molte trasferte in Italia e all’estero. E poi le persone non si misurano per il tempo che stanno in ufficio, una volta fatto quello che devono fare basta. A maggior ragione ora che a siamo sempre connessi, è decisamente out parlare di orario di lavoro.
D: Lei è mamma di un bimbo di sei anni. Mai avuto difficoltà a gestire famiglia e lavoro?
Un po’ di sensi di colpa sono inevitabili. Specie quando sei fuori o quando devi partire e il bambino si ammala. Ma l’importante è essere organizzate per qualsiasi evenienza.
D: Mai stata tentata di scendere dalla bicicletta e di abbracciare la lentezza?
R: Si adesso. Ma decidere non è facile. Mi piacerebbe fare qualcosa in ambito sociale, per la comunità. Ma è prematuro parlarne.
D: Cosa consiglia a una donna che vuole fare carriera in un’azienda?
R: Di essere più brava degli altri non si scappa da questo. E di mettere a frutto quelli che sono i nostri plus: curiosità e intuito. Il maschio lavora in modo più parcellizzato, invece la nostra capacità di vedere l’insieme delle cose oggi fa la differenza.
D: C’è un rito scaramantico che fa ogni volta che ha un incontro importante?
R: Lo avevo i primi anni di università. Poi ho capito che è solo una questione di testa e di atteggiamento. Basta pensare positivo. E le cose vanno per il verso giusto. Sistema collaudato.
D: Cosa fa per rilassarsi?
R: Leggo, cucino, congelo e mangio.
D: Il vizio che non si perdona?
R: Cedo sempre davanti a una pizza.
D: Se tornasse indietro rifarebbe tutto ciò che ha fatto?
R: Sì nessun rimpianto

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Publicato in: Protagoniste Argomenti: , , Data: 15-04-2014 04:08 PM


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