Donne&lavoro

La vita? La prendo a pesci in faccia

di Antonella Scutiero
Rady ha avviato la prima cooperativa multietnica femminile di pescatrici. Con successo.
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Radoslava Petrova, 39 anni, l’imprenditrice bulgara che ha fondato la prima cooperativa femminile di pescatrici.

Ci sono donne che hanno il coraggio e la forza di  cambiare le regole, scardinando abitudini, tradizione e pure la superstizione. Già perché secondo un vecchio detto dei porti «donna in mare porta male». Ma Radoslava Petrova, conosciuta come Rady, di origini bulgare, ha fatto spallucce al vecchio detto e un anno fa ha fondato a Marina di Carrara, in Toscana,  la prima cooperativa tutta al femminile di pescatrici. In Italia Rady è arrivata circa 16 anni fa, per fare altri lavori. «Conoscendo quattro lingue ho fatto da traduttrice. Inoltre collaboravo con una rivista bulgara, ma sentivo che quella non era la mia strada» racconta a LetteraDonna.it l’imprenditrice oggi 39enne.
La sua coooperativa si chiama “Bio e Mare” ed è formata da un gruppo multietnico di donne tra i 21 e i 49 anni.
C’è Margherita, polacca, Carol, colombiana, Sabrina, Cinzia, Rita e Tania. Nessuna di loro rifiuta un’uscita in barca, a pescare. Ma ci sono anche le giornate dedicate alla trasformazione del pesce in creme, conserve, sottolio, alla cucina, e poi alla vendita e distribuzione a privati, ristoranti, oppure ai GAS, i gruppi d’acquisto. «Non c’è mai tempo di fermarsi», racconta Rady, «Ma di una cosa sono sicura: non potrei fare quello che faccio se non amassi così follemente il mare».

DOMANDA: Come vi è venuta l’idea di sfidare la tradizione e metter su una cooperativa di donne?
RISPOSTA:
Il mare è sempre stata la mia passione. Amo tutto di lui. Durante il progetto ‘Pesce, mare e fantasia’, che vedeva la collaborazione di Telethon, di cui ero volontaria, con la cooperativa Il Maestrale, sono riuscita finalmente ad entrare nel mondo della pesca. Dopo una piccola esperienza di contabilità con la cooperativa, ho deciso di mettermi in gioco e di creare una squadra di sole donne che vanno in mare.
D: Come fu l’impatto nella coperativa il Maestrale?
R:
Ho rivoluzionato il loro modo di vendere: all’epoca facevo la segretaria, contattavo i Gas, gli mandavo una mail, il giorno dopo facevo consegnare il pesce. E poi sempre coi Gas abbiamo dato via a un’attività ulteriore, quella di preparazione di creme, sottolio, sottaceti, per non buttare niente del pesce che pescavano.
D: E i suoi colleghi hanno apprezzato?
R:
Sì, ma diciamo che è qui che è venuto fuori un profilo femminile. Gli uomini si defilavano da queste attività che richiedono pazienza e competenze particolari.
D: Ed è stato allora che avete deciso di mettervi in proprio?
R:
Sì. Abbiamo inziato a dirlo per scherzo. “Perché non facciamo cooperativa di donne pescatrici?”, ci dicevamo ridendo. Alla fine l’abbiam fatto davvero. In più abbiamo aperto un punto vendita dove proporre il pesce fresco che viene direttamente dai nostri pescherecci con annesso laboratorio di trasformazione e gastronomia biologica.
D: Che accoglienza avete avuto sul mercato?
R:
Positiva. Nel porto di Marina di Carrara siamo tre cooperative. La Scirocco forse è stata più scettica, ma la Maestrale ci ha appoggiato in pieno e per noi è stata una fortuna perché ci siamo occupate di tutto quel pesce che loro faticavano a vendere.
D: Un affare, insomma.
R:
Esatto, ci aiutiamo a vicenda, la cooperativa Maestrale ci insegna il mestiere della pesca su cui siamo più deboli. Lì ci sono pescatori più esperti che ci insegnano i piccoli trucchi. Ma speriamo di crescere e di diventare indipendenti.
D: Nessuna battuta?
R:
Battute ce ne sono state, certo, ma nessuna discriminazione.
D: Quante volte vi hanno detto che le donne in mare portano male?
R:
Io non ci credo, la prima volta che sono andata in mare ho tirato su una pescata grossa, e in generale qualcosa porto sempre a terra. Poi in certi momenti non si pesca niente, ma capita anche agli uomini.
D: Com’è una vostra giornata tipo?
R:
In realtà ce ne sono di diverse. La giornata di pesca comincia dal giorno prima.
D: Cioè?
R:
Usciamo verso le cinque, quando c’è ancora luce, gettiamo le reti. Poi la mattina verso le cinque, o prima se è estate, riprendiamo le reti, le ripuliamo dal pesce e a volte anche dallo sporco, facciamo la raccolta differenziata a bordo. Poi rientriamo e portiamo il pesce alla vendita.
D: E se non andate a pescare?
R:
Quando prepariamo gli ordini ci alziamo presto, andiamo a prendere il pesce della cooperativa Maestrale, portiamo tutto in laboratorio. Pesiamo, dividiamo per ordini, puliamo il pesce, cuciniamo. Verso le dieci deve essere tutto impacchettato. Poi  una di noi parte col camioncino e porta i prodotti ai Gas.
D: Non ci si riposa molto.
R:
Macché, è un’attività molto flessibile ma anche molto frenetica.
D: Qual è l’aspetto più difficile del vostro lavoro?
R: Sicuramente conciliare la famiglia con gli orari impossibili che facciamo. Qualcuna di noi ha figli piccoli e questi ritmi di vita ci creano delle problematiche a casa.
D: E la fatica no?
R:
No, assolutamente. Uscire in mare rilassa. A terra ci sono tanti problemi, in mare si stacca il cervello e non pensa più a niente.

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Publicato in: Protagoniste Argomenti: , , Data: 04-12-2013 10:59 AM


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